“Mobility for Everyone”, mobilità per tutti. È il messaggio con cui si è chiusa la Settimana Europea della Mobilità. Ma proprio mentre l’Europa lavora per una mobilità accessibile, sicura e sostenibile, l’Italia rischia di riscrivere il Codice della Strada con un’impostazione che va nella direzione opposta.
A lanciare l’allarme è RIME – Rete Italiana Mobilità Equa, rete nazionale che riunisce associazioni, organizzazioni, professioniste/i e attiviste/i impegnati per sicurezza stradale, trasporto pubblico, mobilità attiva, tutela delle vittime sulla strada e sostenibilità ambientale che, nell’ambito della consultazione organizzata dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sul nuovo Codice della Strada, ha partecipatopresentando osservazioni e proposte.
Secondo la rete i cardini del Codice sono stati stravolti.
Salute, sicurezza delle persone e mobilità sostenibile sono declassate da finalità primarie a interessi subordinati alla libera circolazione, di fatto a senso unico: prima i veicoli, poi le persone. La bozza rischia addirittura di chiedere a chi rischia maggiormente la vita di proteggersi meglio dal pericolo stradale, senza però ridurlo in maniera efficace anche alla sua fonte, anzi diminuendo responsabilità, controlli e sanzioni per i veicoli a motore.
Tradotto nella vita quotidiana: un bambino che va a scuola, una persona anziana che va a fare la spesa sotto casa, chi si muove in bici, chiunque cammini e attraversi la strada sulle strisce pedonali, dovranno essere ancora più bravi a difendersi. RIME chiede il contrario: più sei vulnerabile, più il sistema deve proteggerti, e la responsabilità deve crescere con la capacità di produrre danno.

